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Immigrazione, Integrazione e Pari Opportunità, della Sen. Maria Ida Germontani
m.i.germontani....
Oggi è sempre più avvertito il bisogno di una nuova stagione etico-politica e socio-economica in grado di imprimere una profonda svolta innovativa al nostro Paese.
Fondamentale appare allora il recepimento di nuove energie creative che, in Italia come nel resto del mondo globalizzato, consentano l'identificazione degli strumenti più idonei allo sviluppo, cioè il sicuro ricorso all'energia pulita e al progresso tecnologico.
Lo scenario è vastissimo e comprende i nuovi protagonisti di una società multietnica e multirazziale in continua evoluzione.
Il Comitato per la Promozione del Progetto Equilatero nasce con l'impegno precipuo di promuovere in Lombardia le pari opportunità per il superamento delle disparità sociali, mantenendo un costante riferimento alla complessa situazione che, soprattutto in tema di immigrazione, caratterizza la nostra realtà quotidiana con il rischio di provocare l'esclusione dell'Italia dal novero delle nazioni più ricche, più evolute e più solidali d'Europa e del mondo occidentale.
C'è, infatti, a cominciare dall'ampio settore dell'assistenza pubblica, un "deficit" di meritocrazia e di diritti civili che, oltre a rappresentare una stridente contraddizione delle conclamate pari opportunità, costituisce nella odierna realtà italiana un'autentica ingiustizia sociale. Il riferimento va in particolare a quella consistente fascia giovanile di immigrati, già cittadini italiani o aspiranti tali, sicuramente dotati di intelligenza e qualità creative che oggi sono costretti, per colpa di assurde preclusioni politiche e culturali, a vivere in una condizione di totale emarginazione.
Viviamo in una società sempre più pluralista, che i nuovi immigrati potrebbero contribuire a migliorare arricchendo un contesto nazionale, nuovo ed illuminato, di partecipazione e di meritocrazia. Purtroppo, però, dobbiamo spesso registrare tendenze e iniziative che, in termini di autentica solidarietà, contraddicono la nostra stessa vocazione cristiana.
Il Comitato Equilatero si prefigge anche lo scopo di realizzare, nel settore dell’assistenza sociale e socio-sanitaria, un progetto per la creazione di strutture di accoglienza che, nel rispetto dei più moderni criteri di costruzione e gestione eco-compatibili ed eco-sostenibili, vengano incontro alle necessità delle persone bisognose e socialmente emarginate.
Le azioni del Comitato si rivolgeranno principalmente:
a) agli anziani, con particolare attenzione a più bisognosi di assistenza, ricovero e cure, in quanto privi o dotati di insufficienti mezzi di sussistenza;
b) ai soggetti che si trovano in situazione di disagio o di maltrattamenti in ambito familiare, con particolare riguardo alla salvaguardia degli anziani e dei minori;
c) ai giovani che si trovano in condizioni di difficoltà economiche o sociali, attraverso la gestione di campi-scuola e di attività socio-culturali nonché iniziative in favore dei giovani meritevoli;
d) alle giovani madri in difficoltà, emarginate socialmente e penalizzate nel mondo del lavoro, così da creare le condizioni per il loro reinserimento lavorativo;
e) ai bambini disabili e vittime di patologie gravi;
f) ai bambini abbandonati o vittime di reati legati alla pedopornografia o al traffico degli organi o alla malavita organizzata.
Il primo progetto che Equilatero si accinge a realizzare riguarderà le figlie degli immigrati residenti in Lombardia che si distinguono negli studi e che sono quindi meritevoli di proseguire, con borse di studio, la loro istruzione e formazione culturale in Italia, permettendo loro così una vera integrazione.
Infatti, non si può considerare il problema della immigrazione con timorosa diffidenza solo sul fronte della sicurezza, perché una società civile, assieme ai doveri, deve riconoscere anche i diritti degli immigrati i quali, diventando nostri connazionali, condividono la nostra cultura e le nostre tradizioni.
Se da un lato, quindi, è necessario contrastare l'immigrazione irregolare, evitando le pericolose ripercussioni in termini di sicurezza che essa comporta, dall'altro lato bisogna insistere per ridisegnare un nuovo concetto di accoglienza e integrazione, che deve essere prima di tutto scambio positivo, arricchimento reciproco e superamento di ogni forma di provincialismo culturale e politico.
Considerata poi la oggettiva debolezza demografica del nostro Paese, destinato nei prossimi anni ad un progressivo e inesorabile invecchiamento si deve affrontare subito e con la necessaria lungimiranza il problema della cittadinanza riconoscendo tale "status" agli immigrati che ne abbiano acquisito il diritto, compreso quindi anche il diritto di voto.
Le dimensioni del fenomeno sono note e tendono a crescere. Un sondaggio recente, condotto dalla Gallup in 135 paesi, rivela che ben 700 milioni di persone in età adulta lascerebbero definitivamente il loro paese se appena ne avessero la possibilità.
E' difficile immaginare, però, che nel terzo millennio Ulisse poi voglia tornare ad Itaca.
Prima o poi partirà, sospinto dalla forza incontenibile degli squilibri economici, demografici e politici che affliggono il pianeta, ma anche da una insopprimibile volontà di conoscenza evolutiva.
La prima grande ondata migratoria ci ha presi quasi alla sprovvista, ci ha colti impreparati, mettendo a nudo tutta la nostra inadeguatezza, ma anche lasciandoci intravedere le strutture materiali, gli strumenti giuridici e culturali di cui abbiamo bisogno per governare l'accoglienza e l'inserimento dei migranti nel nostro tessuto economico- sociale.
Non possiamo farci prendere alla sprovvista una seconda volta. Né tantomeno possiamo arroccarci nella cieca difesa dell'identità minacciata, alimentando la paura della diversità, specialmente presso i gruppi sociali economicamente e culturalmente più deboli.
E' di tutta evidenza che il nostro futuro benessere dipenderà dalla nostra capacità di attrarre e integrare i lavoratori stranieri.
Sbaglieremmo tuttavia se considerassimo l'immigrazione soltanto come una necessità da accettare con rassegnazione e in via temporanea, perché la mobilità umana è il tratto più saliente della globalizzazione, il segno di un'ampia curvatura della storia che dobbiamo percorrere con avvedutezza, se non vogliamo uscire fuori strada.
Una vera integrazione può essere favorita da una nuova legge sulla cittadinanza, destinata ovviamente a quegli immigrati che si sentano realmente coinvolti nella vita della nostra società.
Penso in particolare ai bambini, nati nel nostro Paese da genitori stranieri, che studiano nelle nostre scuole e per i quali occorre già da oggi preparare il loro futuro di nuovi italiani.
Fondamentale, in questo processo, è dunque l'educazione scolastica. E', infatti, nel cuore del sistema formativo, che maturerà o fallirà l'italianizzazione dei discendenti dei primi immigrati.
Gli ultimi dati relativi all’analisi delle scelte degli stranieri nell’istruzione superiore di II grado evidenziano come chi non ha cittadinanza italiana concentri le proprie preferenze negli istituti professionali e negli istituti tecnici, dove l’incidenza percentuale degli alunni stranieri è in crescita, mentre il percorso liceale viene scelto ancora da una quota piuttosto bassa di stranieri.
L’orientamento preferenziale verso indirizzi di studio tecnici e professionali piuttosto che liceali indica che molti adolescenti stranieri risultano ancora condizionati (in fase di orientamento al termine della scuola secondaria di I grado o, per i neo-arrivati, nella scelta della scuola di inserimento) da fattori strutturali (come il capitale economico e sociale della famiglia immigrata) oppure culturali (come una presunta somiglianza tra alunni stranieri e fasce deboli della popolazione italiana), che li spingono a scegliere percorsi che prevedono una più immediata spendibilità del titolo di studio all’interno del mercato del lavoro. Percorsi che però non sempre valorizzano adeguatamente le loro potenzialità e capacità, con effetti penalizzanti anche sul sistema economico-produttivo.
Va detto che le risorse utilizzate dalle scuole e dai centri formativi, negli ultimi dieci anni, per accogliere le diverse ondate di utenza straniera, sono state fornite episodicamente e determinate anno per anno, piuttosto che provenire da linee di programmazione a medio-lungo termine.
Ciò indubbiamente non ha facilitato l'inserimento dei nuovi arrivati nel nostro sistema di istruzione, con le conseguenti ripercussioni in termini di rendimento scolastico.
È bene rammentare che il fatto di riportare risultati scolastici soddisfacenti, simili ai compagni italiani, può avere influenza decisiva non solo durante il percorso formativo bensì soprattutto nei passaggi tra un ordine scolastico e l’altro; tale fenomeno infatti si può considerare un “predittore” di positiva inclusione sociale, o un “ammortizzatore” delle discriminazioni nell’accesso al mondo del lavoro.
Va infine ricordato che un’analisi delle disuguaglianze etniche nei percorsi di istruzione/formazione, svolta dall’O.R.I.M. (Osservatorio Regionale per l'integrazione e la multietnicità) in questi anni, ha messo in luce l’esistenza di differenze di genere in rapporto ai risultati educativi. Infatti, come per le studentesse italiane, anche le straniere presentano un rendimento superiore rispetto ai maschi e come per le italiane anche le studentesse straniere incontrano maggiori difficoltà ad inserirsi successivamente nel mondo del lavoro.
Ed è proprio con riguardo alle esigenze delle donne di domani che crediamo di dover intervenire con il nostro primo progetto, così da sviluppare e far crescere quel senso di appartenenza che rappresenta l'unica via per una vera e reale integrazione.
Quello che oggi ci chiede l'approccio globale all'immigrazione non è la resa delle nostre identità, bensì l'apertura delle nostre società ad energie umane e culture diverse che possono arricchirle e farle progredire.
Occorre, in conclusione affrontare il tema dell'immigrazione ispirandoci ad un grande ammonimento entrato nella Storia: "Non abbiate paura" del diverso, dell'altro, dello sconosciuto che però è nostro fratello.





Marta Ajò

E-mail: donne@marta-ajo.it
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